VITTORI – dal 1870 Vivaismo, Giardinaggio e collezione di Rose

 

UNA STORIA DI PASSIONE PER IL VERDE SEMPRE RINNOVATA E AL PASSO COI TEMPI

…Vi invitiamo a leggerla, perché la nostra storia non annoia 🙂

 

1850 circa, Angelo Vittori è il giardiniere dei conti Paolucci de’ Calboli, presso la loro villa di Selbagnone, tra Forlimpopoli e Meldola.
Verso il 1870 i figli di Angelo, Domenico e Geremia, ormai giardinieri ed orticoltori esperti, si affrancano dalla casa paterna trasferendosi a Forlì, città più grande in cui prevedono di poter dare maggior sviluppo alla propria professionalità.
La zona che scelgono è quella a Nord della città, detta (ancora oggi) “degli orti”: coltivazioni miste, ortaggi, fiori, piante da giardino.
Sul finire del secolo, i due fratelli si separano: Geremia resta nella proprietà di via Dandolo, mentre Domenico, il più giovane e intraprendente, coglie al volo l’occasione di una svendita di terreni agricoli ed acquista quello che era stato l’orto dei Carmelitani Scalzi di Ravaldino.
Il sito è quanto di meglio si possa avere a disposizione per il giardinaggio, pur continuando a produrre anche ortaggi (ancora nel 1960 si conservava il carretto con cui, settimanalmente, ci si recava al mercato).

Vengono costruite, al contempo, un agrumaia e la prima “stufa”, ovvero serra, addossata al muro della casa, dove un grosso caminetto sulla parete scaldava entrambi i locali.
Le coltivazioni sono ormai esclusivamente floricole e le donne di casa si dedicano alla vendita dei fiori recisi; gli affari vanno bene, nonostante la clientela sia composta in massima parte dalle poche famiglie nobili di Forlì e dintorni.
Domenico (Minghino), che resta l’anima dell’azienda. ha tre figli: Caterina, Corrado (che diventerà ingegnere civile ed alto dirigente industriale) e Antonio (Tonino), il quale oltre ad avere attitudini letterarie, si dedica appieno alla floricoltura.

E’ lui il primo, all’inizio del ‘900, ad importare le “rarità” del mondo florovivaistico di allora – la Francia, il Belgio, l’Olanda, il Lussemburgo e la Germania – essendo padrone di quella ch’era la lingua internazionale: il francese.
Nel 1913 nasce il figlio di Tonino: Domenico (Nino), come il nonno.
Alla fine della Grande Guerra, sfruttando informazioni attinte da prigionieri di guerra tedeschi, vengono costruite nuove serre, e Nino, nel 1928, compie il salto di qualità tecnico, iscrivendosi alla Scuola Reale di Pomologia delle Cascine, che era allora tra le migliori d’Europa.

Nella scuola fiorentina, l’insegnante di riferimento era Angiolo Pucci, che pur ottantenne e ormai completamente cieco, continuava ad insegnare.
Il diploma alla Scuola di Firenze, l’esperienza fatta nell’azienda di famiglia e la grande attitudine personale, fecero di Nino, nei primi anni ’30, un tecnico d’avanguardia, che si dedica alla costruzione di serre adatte alle piante tropicali, alle collezioni di Orchidee e Anthurium, adotta nuove tecniche per la coltivazione di piante in vaso fiorite, mantiene frequenti contatti con i colleghi di varie parti d’Italia e d’Europa.

L’azienda Vittori diviene un punto di riferimento per la clientela, che vi trova non solo prodotti in esclusiva (le Rose, le ultime novità in fatto di piante fiorite, le Orchidee da collezione, i prodotti per la coltivazione…) ma soprattutto i consigli e la cordialità di Tonino, di Nino e di sua madre Rosa (Sina).
La 2° Guerra Mondiale interrompe, per sei anni, questi progressi aziendali e familiari: Nino è tenente di fanteria, e dopo un periodo in Croazia, trascorre quasi tre anni come internato nei lager tedeschi.

Alla fine del 1945 si ricomincia, riparando, prima di tutto, i danni causati dalla guerra: si riattivano ed ampliano le colture, e Nino assume il ruolo preminente in azienda.
Nel 1946 si sposa con Maria Vittoria (Rina), che all’amore per il marito accompagna quello per i fiori; nel 1947 nasce il loro primogenito, Alberto, mentre nel 1949 muore il patriarca Domenico, che a 94 anni ancora lavorava al tavolo dei taleaggi.

Tonino, repubblicano della prima ora e da sempre interessato alla politica, passa le ore libere in corso della Repubblica, fiocco nero al collo, passeggiando con i compagni di fede, mentre in azienda riceve le visite di personaggi di spicco: il dottor Spallicci, il senatore Schiavi, etc.
Nino ha in quegli anni acquistato due nuovi appezzamenti nei dintorni di Forlì, uno in località Romiti, l’altro all’Ospedaletto, per destinarli alla coltivazione dei fiori in pieno campo.

L’azienda ha riassunto, nel frattempo, il ruolo di riferimento che aveva anteguerra, e i prodotti (Ciclamini, Ortensie, Gloxinie, Ficus, Rose da vaso fiorite, fiori recisi di Gladiolo, Tuberose, Anthurium, Orchidee…) cominciano ad essere inviati su altri mercati italiani:a Milano, in Liguria (le semine di Cactee), a Bologna, a Venezia, Torino, Ancona, Roma, etc.
Giuseppe, il secondogenito di Nino, vede la luce nel 1950 – la clientela si diversifica e si amplia, allargandosi ai ceti medi, e Rina aggiunge all’attività familiare un negozio in centro, in corso Diaz, che gestisce con grande passione e successo.

Tonino muore nel 1960; i tempi sono cambiati e l’orto dei Carmelitani Scalzi è diventato un’ampia area fabbricabile nel centro della città, e se ne approfitta per vendere una parte consistente del terreno e quella occupata dalle abitazioni per edificare, col ricavato, un condominio in luogo della vecchia casa, e accanto ad esso viene costruito un modernissimo impianto di serre.
Le due realtà, produzione e fioreria, si diversificano, il negozio si sposta su corso della Repubblica e diviene per la città un punto di riferimento come lo era stata per tanti anni la vecchia azienda.

Alla fine degli anni Sessanta anche Alberto e Giuseppe si inseriscono nell’attività familiare, ognuno seguendo le proprie attitudini: Alberto, appassionato di giardinaggio e coltivazioni, si affianca al padre nella produzione, mentre Giuseppe, dotato di uno spiccato senso artistico, si dedica all’arte floreale.
Nel 1971 Alberto sposa Milena, che dopo la nascita di Maria (1972) e di Domenico (il 3°, Mimmo, nel 1974), affianca il marito nella gestione delle attività, mentre nel 1975 Giuseppe sposa Annarita (Rita), che altrettanto dotata artisticamente, porta nuova linfa alla fioreria a cui si dedica dopo la nascita del loro primogenito, Piergiuseppe (Piero).
Le peculiari attitudini di Alberto e Giuseppe sono ormai ben definite e, gradatamente, Nino e Rina si ritirano, lasciando ai giovani il compito di proseguire nel cammino aziendale.
Dal 1972 Alberto è titolare del ramo produttivo: vengono ampliate le superfici aziendali, aggiunte nuove coltivazioni, rivolte prevalentemente al consumo dei rivenditori romagnoli, e mentre Milena si occupa dell’amministrazione, Alberto ha la possibilità di viaggiare per l’Italia e l’Europa, al fine di acquisire nozioni tecniche innovative e sondare il mercato, individuandone le tendenze.

Si dà quindi il via alla produzione di giovani piante di seme o di telea: Spatiphyllum, Anthurium, Philodendron, Felci, Aralie, etc.
Si sperimentano diverse tecniche di coltura, con appassionato interesse verso tutto ciò che è nuovo: l’idrocoltura, da semplice curiosità, si trasforma gradatamente in prodotto di mercato e vengono collaudate tutte le possibili innovazioni tecniche.

I contatti con il mondo della sperimentazione, portano a considerare con sempre maggiore interesse le tecniche di riproduzione da tessuto, studiate a Cesena da un nucleo di sperimentatori all’avanguardia.

La riproduzione da meristema si rivela idonea non solo per colture d’alto pregio (Orchidee), ma può essere convenientemente usata per introdurre sul mercato novità varietali di piante d’ogni genere da riprodurre in grandi numeri (Araceae, Drupaceae ed altro).
Nel 1979 l’Azienda Agricola Vittori prende in affitto un complesso di serre a San Lorenzo in Noceto e le ristruttura, attrezzandole per la produzione di idrocoltura in contenitore pronte alla vendita, e di giovani piante di Philodendron, in parte da seme (importati dal Brasile), e in piccola parte da tessuto, proveniente dal laboratorio Venturi di Cesena con cui inizia un intenso rapporto di collaborazione: la loro teoria, la nostra pratica.

Giuseppe e Rita, nel frattempo, non smettono di dare grande impulso all’arte floreale, attirando clientela esigente anche dalle città del circondario – nel 1980 nasce il loro secondogenito, Vittorio.
Nel 1981 sorge invece a Forlimpopoli, su un terreno del socio di Alberto, Enrico Prugnoli, quella che sarà poi per un decennio l’azienda leader nell’acclimatamento delle giovani piante riprodotte da tessuto: la Hortus, serra di dimensioni inusuali per altezza e larghezza, impianti all’avanguardia (il 1° computer in Italia per la gestione del clima interno), tecniche innovative esclusive (bancali mobili in alluminio con fondo in polistirolo che fungeva da pianale di trasporto per le piantine, e veniva rinnovato ad ogni ciclo produttivo). Le varietà iniziali, limitate a due sole tipologie (Philodendron mandayanum e una varietà di Syngonium molto richiesta), si ampliarono nel giro di pochi anni ad una gamma di oltre 20 varietà per circa 1.500.000 piantine vendute, non solo in Italia, ma in Olanda, Danimarca, Germania, Belgio, Francia, Austria ed Israele.

Il successo della formula “Hortus” divenne un riferimento per la floricoltura europea per tutti gli anni ’80 e ’90.
L’azienda madre, con sede all’Ospedaletto, adotta nel 1983 il marchio “Idroverde” ed inizia in grande stile la produzione e vendita del prodotto “idrocoltura” con interscambi tecnici e merceologici, che comprendono oltre alle piante accessori e prodotti per l’idrocoltura, con le principali ditte del settore, in Germania, Belgio, Olanda e Svizzera.
Nel 1985, ancora in società con il dott. Prugnoli, alla ricerca di nuovi sbocchi sul mercato e di sempre migliori innovazioni tecnologiche, nelle adiacenze dell’inceneritore comunale di Forlì prende corpo un complesso serricolo unico in Europa, la “Evergreen”: il sito permette di attingere energia calorica a basso costo dall’inceneritore, cosicché i 12000mq di serre e gli impianti sono completamente rivolti al risparmio energetico.

La produzione è esclusivamente di piante in idrocoltura, di tutte le taglie, a ciclo chiuso con la Hortus, e il mercato è quello dell’intera Europa occidentale.
Alberto continua a ricercare e sperimentare: nascono nuove varietà di Spatiphyllum, di Syngonium, selezioni di Ficus, Phylodendron, Marantacee – la gamma Hortus/Evergreen è vastissima e spesso esclusiva.
Mentre Milena segue il settore commerciale di Idroverde, Alberto è impegnato anche sul fronte delle associazioni di settore: è presidente dell’AFERO, consigliere Unaflor, ecc, e nel 1988 riceve il premio Fabio Rizzi come floricoltore dell’anno.
L’azienda dell’Ospedaletto è a questo punto troppo piccola e obsoleta, per cui nel 1989 viene acquisito un’area agricola nei pressi dell’Autostrada e nel 1990 inizia la costruzione della nuova sede di Idroverde, dove si congiungono attività produttiva e commerciale, e si sviluppa concretamente anche la tecnica d’impianto in idrocoltura per le essenze da esterno (giardini pensili, fioriere, balconi, etc.).

 

Nel nuovo impianto si concentrano tutte le esperienze tecniche fatte con la Hortus e la Evergreen, da cui Alberto esce per investire le proprie quote di partecipazione nella nuova azienda.
Già nell prima metà degli anni ’90 ci si rende però conto che il periodo favorevole alle produzioni serricole sta volgendo al termine: la Germania e gli altri principali mercati non consumano più come in precedenza, il cambio col Marco è sfavorevole e il materiale proveniente dal Nord Europa non conviene.
Alla fine degli anni ’90 la società commerciale viene liquidata, mentre a riprendere slancio è il “giardinaggio”, l’unico settore sensibilmente in crescita. Cita bene il proverbio “impara l’arte e mettile da parte”: si torna ad operare energicamente nella progettazione e costruzione di giardini ed aree esterne.
Domenico (Mimmo) si è ormai diplomato alla Scuola Agraria ed inizia a fare esperienza in azienda; viene ampliata e rilanciata l’ampia collezione di rose (500 varietà); Milena promuove ed organizza incontri tecnico-culturali su argomenti inerenti il verde, ed iniziative come “Bentornata Primavera” hanno grande successo, facendoci conoscere ad una clientela sempre più vasta.
L’idrocoltura viene utilizzata per grandi allestimenti (banche, uffici, sedi aziendali) su un vasto territorio, e si mantiene sempre viva la sperimentazione, particolarmente per quanto riguarda l’idrocoltura da esterno.
La coltivazione in serra calda, diventata ormai un costoso hobby, viene abbandonata a malincuore e l’azienda trasferita nella sede attuale di Forlimpopoli dove però viene potenziata la gamma della collezione di Rose (1000 varietà) e di piante da esterno per appassionati e collezionisti.
Attualmente Maria segue tutta la produzione e commercializzazione delle Rose, Domenico (laureato in verde ornamentale e tutela del paesaggio), oltre a seguire la produzione, si dedica alla progettazione e realizzazione di giardini interni ed esterni.

Alberto si diletta nel roseto dimostrativo e sperimentale selezionando nuove interessanti varietà e …trova il tempo per fare il Nonno.

 

 

Questa pagina è stata redatta da Domenico Vittori.

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